Ci troviamo in una preoccupante situazione socio economica a livello globale, in un’era di profondi cambiamenti. Gli strascichi della crisi dei Subprime del 2008 e le costanti ondate migratorie stanno ridisegnando la società; quella europea in particolare. L’uomo è artefice di uno sviluppo economico non più sostenibile (lo è mai stato?) per il pianeta e per se stesso, mostrando una voracità inaudita che sta battendo tutti i record di consumi energetici e di materiali utili al fabbisogno come si evince dalla Figura 1.

199px-World_energy_consumption,_1970-2025,_EIA.pngfig. 1: mostra l’aumento dell’energia consumata a partire dal 1970 e propone delle stime per il 2025.

Inoltre le stime per il 2030 che mostrano un aumento di popolazione di circa 1 miliardo e mezzo di persone non aiutano a immaginarci un futuro in cui potremo permetterci ancora di essere trainati da un’economia basata sul carbone, il petrolio, l’usa e getta e la plastica non biodegradabile.

Queste sono solo alcune delle sfide che dovranno affrontare le nuove generazioni nel corso del XXI secolo per garantire uno sviluppo sostenibile per l’intera specie umana, dove un grande supporto può essere dato da un restyling dell’economia. In questo senso l’introduzione dell’economia circolare è un’importante risposta a parte dei problemi a partire dai rifiuti fino alla creazione di energia favorendo al contempo nuove e entusiasmanti possibilità lavorative.

L’Europa, in questo campo, si è dimostrata all’avanguardia e capace di volgere lo sguardo al futuro attivando nel 2015 un piano d’azione da più di €17,5 miliardi di fondi pubblici per accelerare la transizione verso un’economia sostenibile.

Il ritorno di questi sforzi pubblici è chiaramente importante. Non solo in termini economici (si parla di un ritorno di €147 miliardi), ma anche in termini di nuove oppurtunità di business e lo sviluppo di nuovi mercati interni che esterni all’EU creando un circolo virtuoso.

Questi €17,5 miliardi vengono ripartiti su più progetti, tra cui €1,4 miliardi di euro da Horizon 2020 fino al 2018 (su settori come il processo sostenibile industrie, gestione dei rifiuti e delle risorse, sistemi di produzione a ciclo chiuso o bioeconomia circolare), tra cui 350 milioni di euro sono destinati alla produzione della cosiddetta plastica circolare (sulla cui importanza ci arriveremo a breve).
€ 2,1 miliardi attraverso agevolazioni finanziarie come il Fondo europeo per le strategie Investimenti e Innovfin. Almeno 100 milioni di euro investiti attraverso LIFE in oltre 80 progetti che contribuiscono a economia circolare.

Secondo il database del CEC delle 3000 iniziative di economia circolare evidenziate nel database, circa il 70% è basato in Europa. Il resto proviene dal Nord America (12%); America Latina (10%); Asia (6%) e Africa (2%).

-Quali sono i costi sociali e ambientali dell’economia fossile?

Prima di addentrarci nel mondo economia circolare c’è da tenere presente i costi a livello sociale e a livello ambientale che stiamo attualmente sostenendo a causa di un’economia scellerata. Di fatto i costi sanitari associati all’inquinamento atmosferico sono stimati in oltre $ 5 trilioni all’anno. Circa 9 milioni di morti evitabili in tutto il mondo ogni anno a causa di un ambiente inquinato.
Passando dall’aria al mare la situazione sicuramente non migliora: consideriamo  il fatto che ogni anno oltre otto milioni di tonnellate di plastica penetrano nei nostri oceani. Recenti studi del WWF stimano che in mare siano presenti oltre 150 milioni di tonnellate di plastica; con questo ritmo molto presto troveremo più plastica che pesci in mare. Plastica che dal mare risale la catena alimentare per tornare a noi attraverso il pesce che mangiamo oppure attraverso i rubinetti, infatti in un recente campionamento di forniture idriche a livello mondiale ha trovato microplastiche nell’83% dei rubinetti pubblici campionati.
La Fondazione Ellen McArthur (uno dei maggiori attivisti in campo bioeconomia) stima che un 95% di tutte le materie plastiche siano smaltite dopo un singolo utilizzo, dato che fa impressione se si considera che ogni anno a livello globale vengono prodotte 400 milioni di tonnellate di plastica, rappresentando una perdita per l’economia di $ 80 miliardi a $ 120 miliardi ogni anno senza considerare gli effetti ambientali negativi.

La risposta a tutto questo c’è e si chiama Economia Circolare.

-Ma andiamo per gradi, cos’è di fatto l’economia circolare?

Una delle più diffuse e accreditate definizioni utilizzate in materia deriva dalla Circular Economy Promotion Law della Cina che definisce l’economia circolare come: riduzione, riutilizzo e riciclaggio delle attività durante i processi di produzione e consumo.

In qualsiasi grande realtà industriale del mondo sono state promulgate leggi simili a la Circular Economy Promotion Law, in cui viene posto l’accento in particolare sull’efficienza di utilizzo delle risorse (economico ed ecologico) e non solo sui rifiuti, che vengono trattati come una risorsa. Questa circolarizzazione dell’industria e dell’economia permette una grande diminuzione dell’impatto dell’uomo a livello ambientale.

schema c e.pngFig. 2 – tutti i diritti sono appartenenti a novainstitute.eu

Lo schema della Figura 2 mostra tutti i tipi di flussi di materiale e i loro diversi percorsi di utilizzo appartenenti a un’economia circolare. In cima troviamo sono tutti i tipi di materie prime che entrano nel ciclo: risorse fossili (greggio petrolio, gas naturale, carbone), minerali, metalli, biomasse da agricoltura, foreste e marine e potenzialmente emissioni di CO2 dall’industria. La biomassa ricopre un ruolo importante: viene utilizzata per una vasta gamma di applicazioni, tra cui cibo, mangimi, bioenergia e tutti i tipi di materiali e prodotti a base biologica.
A sinistra ci sono ulteriori flussi di materie prime dalla produzione sidestream e dal riciclaggio del prodotto. Le materie prime saranno utilizzate per prodotti, scambiati, usati e poi entrerà nella gerarchia dei rifiuti da condividere / mantenere, riutilizzare / ridistribuzione, rigenerazione al riciclaggio (meccanico e chimico), compresa la maggior parte dei prodotti a base biologica. Digerito ed escreto i prodotti alimentari possono finire nel riciclaggio organico, nel recupero di energia o discarica. I prodotti biodegradabili aggiungono il riciclaggio organico (biodegradazione, compostaggio, riciclaggio del carbonio attraverso la fotosintesi) alle opzioni di fine vita e CCU (Carbon Capture and Utilization), il riciclaggio di CO2. L’uso della discarica è l’opzione meno desiderabile. La maggior parte dei prodotti biobased sono potenzialmente parte dell’economia circolare; quelle parti di solito chiamati “a cascata” sono rappresentati attraverso la rigenerazione e fasi di riciclaggio.

Notiamo come una grande rilevanza all’interno del ciclo viene data a prodotti e processi a base biotech. Infatti da una branca dell’economia circolare si è sviluppata prepotentemente la cosiddetta Bioeconomia.

La bioeconomia comprende la produzione di risorse rinnovabili a base biologica e la conversione di queste risorse e flussi di rifiuti in prodotti di valore aggiunto, come alimenti, mangimi, prodotti a base biologica e bioenergia.

-In che modo la bioeconomia interagisce con l’economia circolare?

La bioeconomia di fatto fornisce carbonio rinnovabile all’industria e può sostituire direttamente il carbonio fossile in quasi tutte le applicazioni – a differenza di minerali e metalli. Nel ciclo il carbonio fossile viene sostituito da carbonio rinnovabile che troviamo nella biomassa proveniente da agricoltura, silvicoltura e ambiente marino (compresi i sottoprodotti e rifiuti).

A ragion del vero c’è da notare che con le attuali tecnologie biotech è una sfida importante mantenere il valore della biomassa durante la cascata, cosa che risulta estremamente più facile con metalli e minerali. Di fatto nell’economia circolare la fanno ancora da padrone l’industria dei metalli e dei minerali.

Sicuramente nel corso del tempo e dell’avanzamento tecnologico la bioeconomia prenderà sempre più una fetta importante all’interno dell’ economia circolare perchè mostra il più alto tasso di espansione. Per essere più precisi: nel 2013, la domanda per la biomassa nell’Unione europea (UE-27) era di 1,07 miliardi di tonnellate di sostanza secca. Il cibo rappresenta il 10% (lo spreco alimentare è di circa il 18% di questo 10% = 2% del totale), alimentazione per il 46%, bioenergia e biocarburanti per il 19% e biomassa esportata per il 10%. Sono stati utilizzati solo il 15% prodotti chimici e materiali a base biologica con il potenziale teorico di utilizzo a cascata (calcoli basati sulla FAO 2017, Eurostat 2017, Benzing 2015)

La maggior parte dei detergenti, cosmetici, rivestimenti e vernici non possono attualmente vengono riciclati, quindi attualmente solo dal 10 al 15% circa l’utilizzo della biomassa (compresi i rifiuti alimentari) in Europa. L’obiettivo primario in questo senso è aumentare le percentuali in questione portando la produzione di biomassa e riutilizzo a un altro livello compatibile con quello dei minerali e il modo per farlo è investire in tecnologie biotech innovative.

C’è però un aspetto consistente da considerare, di fatto i concetti di bioeconomia e l’economia circolare hanno obiettivi simili e si sovrappongono in una certa misura, ma nessuno dei due è pienamente parte dell’altro né incorporato nell’altro. Sarebbe una grande misunderstanding per la bioeconomia essere frainteso come solo una parte dell’economia circolare, che non include alcuni aspetti cruciali della bioeconomia.

L’economia circolare non è completa senza la bioeconomia e viceversa. Gli enormi volumi di organico e i flussi di rifiuti da agricoltura, silvicoltura, pesca, alimenti e mangimi e processo biologico i rifiuti possono essere integrati solo nell’economia circolare attraverso processi di bioeconomia, mentre la bioeconomia trarrà enormi vantaggi dall’aumento della circolarità. Nuovi processi basati sulla conoscenza, come ad esempio biotecnologie, alghe o insetti per alimenti e mangimi additivi innovativi da oleo-chimici che migliorano la riciclabilità di altri materiali. Di fatto le nuove applicazioni e lo sviluppo di conoscenze scientifiche e tecniche necessitano di nuovi collegamenti tra bioeconomia e altri settori industriali.

-Conclusioni

Per concludere vorrei citare una delle menti più brillanti del secolo scorso, Albert Einstein che disse: “la crisi può essere una vera benedizione per ogni persona e per ogni nazione, perché è proprio la crisi a portare progresso. La creatività nasce dall’angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Il cambiamento climatico e le più disparate forme di inquinamento ci offrono la più grande opportunità di riavviare l’economia mondiale. Insieme all’efficienza energetica e alle energie rinnovabili, il miglioramento della circolarità dell’economia può aiutarci a perseguire un percorso di crescita a basse emissioni di carbonio. Ciascuna delle aree di impatto presenta opportunità di business in grado di far muovere il motore economico mentre dissotterriamo l’oro da luoghi improbabili.

Bibliografia:

https://www.wwf.it/news/notizie/?uNewsID=37160

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/calcolata-la-quantita-di-plastica-prodotta-dalluomo-8-miliardi-e-300-milioni-di-tonnellate

http://www.renewablematter.eu/en/art/991/A_Database_for_the_Circular_Economy

http://ec.europa.eu/environment/circular-economy/index_en.htm

http://bio-based.eu/